Uno sguardo nel passato

La storia

735 - 762 d.C.

Fondazione e atto di donazione

L’abbazia di Santa Maria in Silvis (così denominata perché immersa in una estesa foresta) viene fondata "in loco quae vocatur Sexto" intorno alla prima metà dell’VIII sec.; nel maggio del 762 d.C. riceve la  donazione di tre nobili fratelli longobardi Erfo, Anto, Marco, figli di Pietro, Duca del Friuli, e di Piltrude, alla quale seguono numerose altre, che portano i suoi possedimenti ad estendersi fino alla Valcellina, a Belluno, a Verona, e addirittura nelle Marche.Il primo abate, Albino, viene eletto nel 775.

Successivamente anche Carlo Magno conferma proprietà e privilegi dell’abbazia.

899 - 965

Distruzione e ricostruzione "in forma di castello"

Nell’899 il complesso monastico subisce la devastante invasione degli Ungari, che la distruggono quasi completamente, nella prima di dodici scorrerie, che nei cinquant'anni successivi mettono in ginocchio il Friuli. Tra il 960 e il 965 l’abate Adalberto II inizia l’opera di ricostruzione e l’abbazia accresce la propria potenza non solo sul piano religioso, ma anche civile e militare assumendo l’aspetto di castello medievale con mura, sette torri e fossato.

967

Patriarcato di Aquileia

Nel 967 Ottone I dona l’Abbazia di Sesto al Patriarcato di Aquileia. La fondazione monastica, a due secoli dalle origini, cessa temporaneamente la sua autonomia e diviene una delle istituzioni soggette al patriarca, signore del Friuli.

1181 - 1182

Patriarchi e Bolle Papali

Nel 1181 un abate di Sesto, Gottifredo, diviene patriarca. Questo permette all'Abbazia di riappropriarsi del diritto all'elezione interna dell'abate.

Una Bolla di Papa Lucio III, risalente al 1182 sancisce l’autonomia dell’Abbazia di Santa Maria di Sesto dal Vescovo di Concordia e vi si confermano i suoi privilegi ed i suoi possedimenti, tra i quali anche la Chiesetta di San Pietro a Versiola e i Molini di Stalis, qui citati per la prima volta nelle fonti documentali

1319

La scuola di Giotto

I maestri frescanti della scuola di Giotto (in particolare, il Maestro del Coro Scrovegni) raccontano per immagini la storia di San Pietro, San Giovanni Evangelista, dando vita al più importante sito giottesco del Nord Italia, dopo Padova. A quel tempo è abate Ermanno della Frattina.

1420

Arriva la Dominante

La dominazione veneziana inizia nel 1420, anno nel quale Aquileia, finito il potere temporale dei patriarchi, passa sotto la dominazione della Repubblica Veneta, e con essa l’abbazia di Sesto; Venezia dal 1441 concede l’affido temporaneo di tutti i possedimenti ecclesiastici dell’abbazia a prelati secolari (commendatari), che non seguono le regole monastiche e non risiedono in loco; l'ultimo abate residente è il sotto Tommaso de' Savioli, cui succede, come primo abate commendatario, il cardinale Pietro Barbo (poi papa Paolo II)

1503 - 1627

La famiglia Grimani

Per oltre un secolo si succedono abati appartenenti alla nobile famiglia veneziana dei Grimani. Durante questo periodo vengono eseguiti i lavori di ammodernamento della Torre d'ingresso (come testimoniato dalla lapide di marmo data 1521) e della Residenza Abbaziale.

1613 - 1769

Infine, i Vallombrosani

Nel 1613 si insediano alcuni monaci benedettini di Vallombrosa, il cui ordine resta a Sesto fino al 1769. Prima di loro si sono avvicendati benedettini, agostiniani, domenicani e francescani.

1789 - 1792

La soppressione dell'abbazia

Il 20 aprile 1789, alla morte dell’ultimo abate commendatario, il cardinale Giovanni Corner, viene soppressa la commenda e i beni dell’abbazia messi all’asta nel 1792.

Il complesso passa sotto la giurisdizione dell’arcivescovo di Udine e nel 1818 viene unita alla diocesi di Concordia.

1921

La rinascita

Nel 1921 la Santa Sede riconosce alla Parrocchia  il titolo di “Abbazia”.

Visita

Il complesso abbaziale

Torre Grimani

Si accede alla piazza dell’abbazia oltrepassando un robusto torrione, unico superstite dei sette che difendevano le mura, detto del ponte levatoio, o Torre Grimani, dal nome della famiglia patrizia veneziana che dominò a Sesto dal 1503 al 1627

Campanile e cancelleria abbaziale

In piazza Castello, appare anzitutto la massiccia torre di vedetta scandita da lesene (1050 ca.),  trasformata in campanile; a sinistra l’antica cancelleria abbaziale, sede dell'autorità civile. Vi si amministrava la giustizia e vi erano collocate le antiche prigioni.

La Residenza Abbaziale

La Residenza abbaziale, da metà '800 Palazzo del Comune, sembra una villa veneta, e una leggenda vuole che il progetto sia addirittura del Palladio. Costruita tra la fine del XII e gli inizi del XIII secolo, venne ampliata nel corso dei secoli. Ai lati delle due file sovrapposte di finestre spiccano quattro stemmi fatti eseguire tra il XVII e il XVIII secolo dagli abati commendatari. Gli stemmi, sono, nell'ordine, da sinistra in alto, quelli di Giovanni Alberto Badoer (1707-1714), Carlo Pio di Savoia Carpi (1654-1689), Girolamo Colonna di Sciarra (1736-1763) e Giovanni Corner (1763-1789). Un quinto stemma si trova all'estrema sinistra della facciata, verso l'ingresso all'abbazia.

L'ingresso allo spazio sacro

La facciata d’ingresso dell’Abbazia è aperta da un semplice portale sopra il quale ci  sono degli affreschi datati al pieno XIII secolo (Arcangelo Gabriele, entro lunetta; S. Benedetto) sovrastati da trifore; a sinistra una loggetta affrescata nelle pareti interne con un Duello di Cavalieri e Carlo Magno seduto tra i suoi paladini, in quella esterna con S. Cristoforo, Madonna col Bambino e i santi Giovanni Battista e Giacomo (fine XIV, inizi XV sec.).

Atrio: Inferno e Paradiso

Appena varcato il portale d'ingresso, a sinistra si apre l'Inferno, affrescato da Antonio da Firenze.

Sulla controfacciata è dipinta la figura di San Michele Arcangelo, pesatore di anime.

A destra, invece, il Paradiso, con, al centro, l'Incoronazione della Vergine, alla quale è dedicata l'abbazia.

Il ciclo viene riferito alla tarda età del pittore e risalente tra il 1503, anno dell'assegnazione ai Grimani dell'Abbazia, e il 1506, anno in cui Antonio risulta già morto.

La basilica abbaziale

L'interno della Basilica abbaziale è il frutto di rilevanti restauri novecenteschi, eseguiti tra il 1905 e il 1914, il cui obiettivo dichiarato fu quello di riportarla al suo carattere originario, risalente all'XI e XII secolo.

La pianta a tre navate termina con absidi semicircolari, con presenza di pilastri e colonne alternati che suddividono la navata principale dalle laterali; ci sono poi la cripta, il presbiterio sopraelevato, transetto e tiburio.

(Foto Ciol)

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