Borgo di Sesto al Reghena

Abbazia di Santa Maria in Silvis

Un'abbazia nel verde della pianura friulana

Benvenuti a Sesto al Reghena, uno spazio speciale, ritagliato nell'infinito dell'universo, dove sostare per un giorno, o per tutta la vita.

Nata nel meriggio dell'età longobarda, l'abbazia di Santa Maria in Silvis è stata una delle più importanti istituzioni monastiche del Friuli Venezia Giulia. Fondata quasi 1300 anni fa, custodisce la bellissima e misteriosa urna di Sant'Anastasia e un sontuoso ciclo di affreschi, di inizio Trecento, della scuola di Giotto. Dopo Padova e la Cappella degli Scrovegni, Sesto al Reghena, secondo il professor Sgarbi, è il più importante sito giottesco del Nord Italia.

La descrizione del frate Angelo Maria Cortinovis (1798)

“Trovandomi in qualche libertà dalle mie ordinarie occupazioni, e godendosi in questa Provincia presentemente una tranquillità perfetta, mi risolsi nella settimana passata di portarmi a Sesto. Trovai una terra ben fabbricata con la badia in forma di castello e fornita di porte, torri e fosse con l’acqua, che scorre perenne”.

Questa descrizione risale al 1798, ma rende ancora benissimo la prima impressione che si ha quando da piazza Barbo ci si trova dinnanzi il complesso abbaziale.

Invece la fondazione dell'abbazia ci viene descritta in questo modo da Ernesto Degani, nel 1907. “Volgeva già al tramonto la potenza e la fortuna della nazione longobardica, e due fratelli, stanchi della vita mondana, sull’esempio di tanti altri principi e ricchi loro connazionali, avevano eretto due Monasteri in Friuli ad onore della B. Vergine Maria, di S. Giovanni Battista e di S. Pietro Apostolo, uno per monaci, di mezzo alle selve della valle del Reghena a Sesto, l’altro per vergini a Salto, sulla sponda del Torre, non lungi da Cividale".

Torre Grimani

Il complesso abbaziale di Santa Maria in Silvis si trova su di un'isola, circondata da ogni lato dall'acqua del fiume Reghena e di altri rii più piccoli e si presenta "in forma di castello", cioè fortificata. Ma non è sempre stato così. In antico, al tempo della fondazione longobarda, attorno al 735 d.C. il sito non era munito come al giorno d'oggi. Le terribili invasioni degli Ungari, alla fine dell'800, rasero al suolo il monastero primigenio, e, quando, a partire dal 960, si riedificò la nuova abbazia, vennero costruite mura e torri, in numero di sette, alcune delle quali ancora oggi svettano nel cielo di Sesto al Reghena.

La prima torre che si incontra è Torre Grimani. Sulla facciata colpiscono un bassorilievo ed alcuni coloratissimi affreschi. MDXXI, è la data scolpita nel marmo bianco. Si tratta della data che segna la riedificazione della torre al tempo della potente famiglia veneziana dei Grimani, che "regnò" su Sesto dal 1503 al 1627.

A maggior gloria del buon governo su Sesto, sono affrescate alcune figure femminili, allegoria, appunto, della dominazione "illuminata e feconda" di Venezia su queste terre.

(Foto Cosimo Barletta per Borghiclic)

Varcare la soglia

"In piena piazza pubblica, nel mezzo del presente di cui si interrompe, in questo punto, il regno, un po’ del sedicesimo secolo, fuggito da tanto tempo, si innalza davanti a te, prendendo la forma poderosa, ma elegante, di una porta turrita.

Tutto intorno, i giorni attuali, i giorni che noi viviamo circolano, premono ronzando intorno alla torre, ma lì bruscamente si fermano; perché non si trova nel presente, questa Torre, ma in un altro tempo nel quale al presente è vietato penetrare. I giorni attuali premono e ronzano, ma la Torre li tiene a distanza, mantenendo intatto il posto inviolabile del passato.

Del passato sorto familiarmente in mezzo al presente, con quel colore un po’ irreale delle cose che qualche illusione ci fa vedere a pochi passi, e che in realtà distano da noi molti secoli".

"Abitare la storia, sentirne i campi di forza, leggerne la tessitura. Semplicemente varcando una soglia". (Tomaso Montanari)

(descrizione tratta dalla nostra audioguida: se vuoi sapere come noleggiarla gratuitamente, CLICCA QUI)

Piazza Castello

Una delle piazze più amate del Friuli Occidentale. Ecco piazza Castello, appena rinnovata nel disegno della pavimentazione, dove si fronteggiano da un lato il potere civile, con la Cancelleria Abbaziale, e il potere spirituale, con la Residenza Abbaziale, e l'ingresso allo spazio sacro. In mezzo, svetta la torre campanaria, altre 33 metri, che annuncia da lontano la presenza dell'abbazia a turisti e viaggiatori.

La torre , innalzata probabilmente nell’XI-XII sec., ha una decorazione caratterizzata da ampie lesene verticali e rare aperture sui fianchi, e per questo viene avvicinata agli esempi lagunari.

Sotto l’orologio, i restauri hanno permesso di recuperare uno stemma abbaziale: ancora una volta si tratta di quello di Giovanni Michiel.

Cortinovis ci racconta, alla fine del ‘700, che la terminazione della torre era ottagonale: un fulmine durante il furioso temporale del 3 maggio 1798 la distrusse e uccise il piccolo Michele che assieme al padre Giuseppe suonava le campane.

La Residenza Abbaziale, oggi Palazzo del Comune

A Sesto al Reghena il genius loci ha portato a disegnare delle architetture assolutamente peculiari, che non si ritrovano nei complessi monastici con le stesse forme.

Uno degli edifici più caratteristici è la Residenza abbaziale, dal 1873 Palazzo del Comune. Sembra una villa veneta, e una leggenda vuole che il progetto sia addirittura del Palladio.

Costruita tra la fine del XII e gli inizi del XIII secolo, venne ampliata nel corso dei secoli. Ai lati delle due file sovrapposte di finestre, che alleggeriscono l'ampio rettangolo della facciata, spiccano quattro stemmi fatti eseguire tra il XVII e il XVIII secolo dagli abati commendatari. Gli stemmi, sono, nell'ordine, da sinistra in alto, quelli di Giovanni Alberto Badoer (1707-1714), Carlo Pio di Savoia Carpi (1654-1689), Girolamo Colonna di Sciarra (1736-1763) e Giovanni Corner (1763-1789).

Un quinto stemma si trova all'estrema sinistra della facciata, verso la loggetta di ingresso all'abbazia.

Il restauro del '500

L’aspetto che oggi possiamo nuovamente apprezzare gli  fu definitivamente conferito nel XVII secolo a conclusione del processo di ristrutturazione dell’antica dimora dell’abate che era articolata in più edifici tra loro comunicanti.

Il risultato fu la costruzione di un edificio compatto che ricorda una villa veneta; una suggestiva ipotesi vuole che l’edificio sia stato commissionato dall’Abate Grimani addirittura al grande Andrea Palladio, suo buon conoscente e da lui interpellato nel 1579 per un arco - il Portonat - da costruirsi a San Daniele del Friuli.

Nel 1873 l’avvocato Stefano Bia, erede dei marchesi Bia, alienò il Palazzo al Comune, cui serviva l’edificio per farne il Municipio.

L'ingresso allo spazio sacro

La facciata del monastero, e della chiesa abbaziale, trova a Sesto al Reghena un disegno assolutamente peculiare.

A sinistra, una loggetta, che nasconde alcuni degli affreschi più antichi del complesso abbaziale, con la storie cavalleresche di Otinel. Al centro, un portale in legno, sovrastato dall'Arcangelo Gabriele e da San Benedetto, e affiancato da altri due affreschi: la Madonna in trono con il Bambino, attorniata da San Giovanni Battista e San Giacomo, e un gigantesco San Cristoforo, con il bambino sulle spalle.

Quest'ultimo, in particolare, era un affresco benaugurante, e a chi si recava a messa ogni mattina assicurava una giornata sotto la sua protezione.

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Angelus fortis Gabriel

Sulla facciata sopra il portale di legno c’è un affresco contenuto in una lunetta a sesto acuto – la forma originaria dell’accesso all’atrio – con l’arcangelo Gabriele, vestito sontuosamente e con le grandi ali ripiegate: la sua presenza non è casuale.

È l’angelo inviato ad annunciare a Maria il concepimento divino; qui è l’angelo che  annuncia che l’Abbazia è dedicata alla Madonna.

La scritta che corre sul bordo della lunetta esalta “l’angelus fortis Gabriel”: è tratta da un passo delle Laude di Rabano Mauro, abate di Fulda e Vescovo di Magonza, che ha dedicato nelle sue opere tante bellissime parole anche alla Vergine, “veramente beata”.

Alla destra dell’arcangelo troviamo per la prima volta nel nostro pellegrinaggio in Santa Maria il caro San Benedetto, alle prese con un Drago, che tiene al guinzaglio: sin da questa particolare e unica facciata nasce l’omaggio al santo protettore dell’abbazia, che incontreremo più e più volte sul nostro cammino.

Il parco abbaziale

Passato l'arco "rinascimentale" che unisce il campanile alla loggetta, si entra nel parco abbaziale, area verde di grande interesse anche per la storia dell'abbazia. Infatti, a ridosso della Basilica, è segnata con i marciapiedi in marmo bianco l'area dell'antico chiostro.

Lungo il Reghena, una comoda passerella in legno consente di fare il giro del parco, passare sul retro della Casa Canonica e tornare a Torre Grimani, o, passando il ponticello, affacciarsi in Corte Burovich e visitare il Giardino all'Italiana.

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I luoghi

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