Dove l'occhio si perde

Le Melmose

Le Melmose

Il nome già dice tutto. La presenza del Reghena che, coi suoi meandri e le sue anse guadagna faticosamente il mare, ci suggerisce che i suoi argini, e i terreni retrostanti, che facevano parte di un'antica palude, e spesso riempiti dalle piene, sono estremamente limacciosi; melmosi, appunto. Il che da un lato non impedisce un'ottima agricoltura, dall'altro non consente di edificare, se non qualche rara casa colonica, di quell'architettura spontanea così bella e così ben tenuta.

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Terre d'acque

Così qualcuno chiama le terre di risorgiva, come il territorio di Sesto al Reghena.

Il Friuli occidentale e il vicino Veneto orientale si distinguono infatti per la straordinaria abbondanza di acque superficiali e sotterranee e per la varietà delle tipologie fluviali presenti.

Le quattro stagioni sul Reghena.

Così scrive il naturalista Michele Zanetti (ne Il Parco dei fiumi Lemene, Reghena e dei laghi di Cinto).

Le stagioni scorrono lungo le sponde del fiume di risorgiva trascinate dalla corrente limpida e perenne delle sue acque. Esse seminano vita, stendono veli cromatici talvolta splendenti, talvolta tenui e opachi, diffondono luci e musiche sommesse o rutilanti utilizzando i mille strumenti che danno voce alla natura: soprattutto scandiscono i ritmi immutabili che regolano il fluire stesso della vita legata all’acqua e lo scorrere ciclico del tempo, il suo germogliare, il suo estinguersi”.

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